Citazioni
Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.
IL SAMURAI E IL SUO CANE
(Favola giapponese)
C’era una volta un samurai che aveva l’abitudine di passeggiare con il suo cane, a cui voleva un bene immenso.
Un giorno, mentre camminavano, il cane si allontanò per giocare con le foglie che cadevano dagli alberi. La sorpresa del samurai fu grande quando, all’improvviso, il suo fedele cane si lanciò contro di lui con uno sguardo feroce, come se volesse morderlo.
Il samurai, che era ben addestrato, sguainò la spada e, proprio mentre il cane saltava, gli tagliò la testa.
Confuso e incredulo, il samurai non riusciva a capire perché il suo amato cane si fosse scagliato contro di lui.
Fu allora che alzò lo sguardo e vide una serpente, che si stava avvicinando pericolosamente a lui da un ramo sopra la sua testa.
In quel momento, il samurai capì: il cane stava cercando di salvarlo, non di ferirlo. Le lacrime iniziarono a scendere lungo il suo viso, mentre piangeva amaramente per la sua azione.
Fu allora che ricordò un antico insegnamento del suo maestro:
«Il senso di un’azione non è sempre facile da interpretare. Per questo, prima di sguainare la tua spada, assicurati che sia davvero la tua unica opzione.»
IL POTEREDELLA COMPASSIONE NON HA LIMITI (maestri spirituali)
Se, oltre al vostro male, prendete su di voi, con mente colma di compassione, quello di tutti coloro che soffrono della vostra stessa malattia, purificherete al di là di ogni dubbio il karma negativo passato che costituisce la causa, presente e futura, del protrarsi della vostra sofferenza.
In Tibet ricordo di aver sentito di molti casi straordinari di persone che, scoprendo di avere contratto una malattia incurabile, davano via tutto cio che possedevano e prendevano dimora in un cimitero; qui, aspettando la morte, si dedicavano a una pratica che consiste nel prendere su di sé la sofferenza degli altri; la cosa sorprendente era che, invece di morire, ritornavano a casa completamente guarite.
Il potere non consiste nel controllare gli altri, ma nel dominare se stessi. Il desiderio di controllare gli altri è un segno evidente di turbolenze interiori e di una profonda mancanza di autocontrollo. Coloro che cercano di esercitare potere sugli altri spesso lo fanno perché sono essi stessi impotenti, scambiando la coercizione per forza. Il vero potere risiede nell'autodisciplina, nella pace interiore e nella capacità di affrontare le sfide della vita con grazia e integrità, non nel dominare o manipolare gli altri.
Il manifesto del funambolo
Non troppo proiettato fuori per non dimenticarmi chi sono, non troppo focalizzato dentro per non escludermi dal mondo.
Non troppo immerso nella materia, imprigionato nella testa, non troppo perso nello spirito senza radici nella terra.
Non troppo banderuola al vento, succube del cambiamento, ma nemmeno troppo aggrappato al percorso scelto.
Allergico agli estremismi, alle etichette e alle illuminazioni, passeggio a testa alta lungo i bordi incerti della strada, là dove il cemento incontra l’erba e la città svapora nella campagna, gli occhi spalancati a cogliere i segnali, le braccia in costante movimento per trasformarsi in ali.
Acqua fluida di torrente, vascello che segue la corrente, invoco la saggezza di chi ha compreso che non esiste equilibrio senza movimento, e che l’armonia non è un traguardo ma un modo di guardare alla vita e precipitarci dentro.
Che la saggezza non ha nulla a che vedere con l’essere puri ma con l’osservazione dei propri lati oscuri.
Che bisogna cavarsela da soli ma anche sapere affidarsi agli altri, perché imparare a dare è importante quanto allenarsi a ricevere, a chiedere aiuto, a trovare rifugio.
Che si può stare bene con gli altri solo quando si sta bene con se stessi, ma che è impossibile stare bene con se stessi finché non si riesce a stare bene anche con gli altri.
Che la felicità non è un’isola a cui si approda dopo la tempesta, ma la vita che accade all’improvviso quando si rallenta, quando si abbandona la battaglia e la si sostituisce con la resa.
E senza più paura, senza più incertezze, si procede saldi come funamboli in equilibrio sulla corda tesa.
Il fallimento è parte della vita.
Se non fallisci non apprendi e se non apprendi non cambi.
FILOSOFIA
Il coraggio passa dal riconoscimento di una debolezza, non dall'illusione di una forza raccontata dalla mente
I FUOCHI D’ARTIFICIO E L’UMANO
Il tema dei fuochi d’artificio offre uno spunto profondo per riflettere sulle contraddizioni della natura umana.
Da una parte, rappresentano una manifestazione di spettacolo e di stupore collettivo, una celebrazione carica di simbolismi.
Dall’altra, sono un evidente esempio di spreco materiale ed emotivo.
Ogni esplosione è, infatti, l’incarnazione di risorse letteralmente “bruciate” in pochi istanti, con conseguenze spesso ignorate: la morte o il panico di molti animali, l’inquinamento atmosferico e acustico, e il perpetuarsi di tradizioni il cui senso appare sempre più vacuo alla luce della sensibilità contemporanea.
Ci si potrebbe interrogare: come può l’essere umano, capace di straordinarie imprese intellettuali e tecnologiche, gioire di un gesto così distruttivo?
È come se il fascino per il luccichio effimero prevalesse su ogni consapevolezza critica, rivelando una sorta di “cecità collettiva”.
In questo contesto, definirlo “morte cerebrale” non appare un’esagerazione, ma una metafora potente per sottolineare la disconnessione tra l’intelletto umano e le sue azioni.
Inoltre, la cornice simbolica in cui si collocano i fuochi d’artificio – il passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo – amplifica l’incoerenza.
Da una parte si vuole scacciare le sventure del passato; dall’altra, si ripete un rito che di per sé genera distruzione e caos, come se non ci fosse alcuna relazione tra le azioni umane e le conseguenze a lungo termine.
Questa contraddizione solleva il quesito fondamentale: l’uomo, nel suo comportarsi così, dimostra davvero di essere superiore agli altri animali?
Le scimmie, spesso considerate simbolo di un intelletto inferiore, vivono in armonia con il loro ambiente, guidate da istinti che raramente si traducono in autodistruzione o spreco.
Paradossalmente, ciò fa apparire l’essere umano, con le sue celebrazioni sconsiderate, meno intelligente, meno consapevole e più incline ad assecondare impulsi irrazionali che danneggiano se stesso e il mondo circostante.
Ho subito la decisione della separazione, non è stato facile.
Come puoi pretendere che una persona faccia ciò che non vuole più, che provi ciò che non sente più, che sia quella che non più.
Per me non è stato facile ma è giusto così
Ho dovuto
metterti in difficoltà, altrimenti non avresti fatto nulla per cambiare...
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