Citazioni
Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.

Incarnarsi veramente nell’aria delle tenebre, essere soci dell’oscurità, mettersi al servizio di Satana con male, morte e distruzione.
I buddisti sono preparati e pronti per i cambiamenti e per lasciare andare. Sanno benissimo che nulla è per sempre e a tal proposito uno dei più grandi loro insegnamenti si chiama Impermanenza.
La realizzazione dell'impermanenza, sanno, è paradossalmente l'unica cosa a cui possiamo aggrapparci, forse il nostro unico possesso duraturo.
È come il cielo o la terra.
Noi invece soffochiamo le nostre paure segrete di impermanenza circondandoci di sempre più beni, sempre più cose, sempre più comodità, solo per scoprire di esserne schiavi.
Tutto il nostro tempo e la nostra energia si esauriscono semplicemente nel mantenerli.

Il progresso umano è spesso stato raggiunto a scapito degli animali, che non avevano nulla a che fare con il nostro desiderio di supremazia.
67 anni fa, Laika veniva lanciata nello spazio e sopravvisse per circa sette ore, anche se alcune fonti sostengono che la sua agonia durò fino a quattro giorni. Sola, nello spazio.
Molti credono che questo fosse un prezzo accettabile per le nostre conquiste, ma sembra evidente, anche leggendo questa storia, che fu solo una forma di prevaricazione. Avevamo il dovere di scegliere un'altra strada.
Abbiamo ancora quel dovere oggi.
Mi dispiace, Laika. L'umanità ti ha tradito 💔.
Il potere Luciferino
C’è un potere sottile che il mondo conduce,
non ha volto né nome, ma seduce.
Sussurra: “Accumula, domina, prendi”,
e intanto le anime perde.
È luce caduta che brilla e confonde,
misura la vita, la pesa, la vende.
Trasforma l’essere in cifra e mercato,
e il cuore in un conto serrato.
Il denaro — sterco del mondo — luccica d’oro,
promette un trono e consegna un decoro.
Riduce il mistero a freddo valore,
mette un prezzo perfino all’amore.
Eppure è bussola, segno segreto,
prova silente nel nostro tragitto.
Nel modo in cui stringi o lasci la mano
si svela se sei libero o sovrano.
Se adori la moneta, diventi catena,
se la attraversi, la perdi appena.
Oltre il possesso, oltre il rumore,
c’è un ripagamento che nasce dal cuore.
Non si vede, ma arde presente,
come luce promessa alla mente.
Eterno, felice, non fatto di avere:
è il premio nascosto nel puro sapere.
—-
Versione ridotta
Il potere luciferino
Un potere sottile il mondo conduce,
senza volto né nome, ma seduce.
Sussurra: “Accumula, domina, prendi”,
e intanto le anime svende.
È luce caduta che brilla e confonde,
trasforma la vita in cifre rotonde.
Il denaro promette trono e valore,
dà prezzo perfino all’amore.
Eterno, felice, non fatto di avere:
è il premio nascosto nel puro sapere
Ma oltre possesso e rumore del cuore,
resta una luce: sapere, non avere.

IL PASTORE E LE PECORE
L’arte della manipolazione è una pratica sottile e raffinata, affinata nei secoli da chi detiene il potere. Il paragone con il pastore e le pecore è perfetto per comprendere il meccanismo che regola la nostra società. Il pastore, con la sua esperienza, sa bene che per dirigere il gregge verso destra deve lanciare le pietre a sinistra, creando l’illusione di un pericolo o di un’opportunità che costringe le pecore a muoversi nella direzione desiderata.
Allo stesso modo, il potere – incarnato da media, politici e istituzioni – non impone mai un ordine in modo diretto. Se così fosse, le pecore potrebbero insospettirsi e ribellarsi. Invece, sfrutta la psicologia delle masse: crea nemici immaginari, propone soluzioni a problemi costruiti ad arte, spinge le persone a credere di avere una scelta quando in realtà ogni opzione è già stata prevista dal sistema.
Noi, come il gregge, ci sentiamo liberi, ma in realtà ci muoviamo all’interno di un recinto invisibile. Non vediamo il pastore, non percepiamo le pietre che ci guidano, e interpretiamo in maniera distorta ciò che ci viene detto, credendo di essere informati mentre siamo solo ingannati.
Dire NO è il primo segnale di intelligenza. È il primo passo per rompere la catena della manipolazione, per smettere di essere trascinati in una direzione prestabilita. Ma il NO da solo non basta: bisogna comprendere il meccanismo, smascherarlo, e soprattutto avere il coraggio di pensare con la propria testa. Solo così possiamo liberarci dal ruolo di pecore e prendere in mano il nostro destino.
#Vaccinazioni #riarmo #manipolazione #guerre #paura

IL LIBERO ARBITRIO.
Nella vita, il libero arbitrio non è semplicemente la facoltà di scegliere tra il bene e il male, tra l’agire e l’omettere, ma è piuttosto il meccanismo attraverso cui ciascuno di noi costruisce il proprio destino, consapevolmente o meno.
Non è tanto il potere di fare qualsiasi cosa ci venga in mente, quanto la responsabilità insita in ogni scelta, perché ogni azione genera inevitabilmente delle conseguenze, visibili o invisibili, immediate o differite nel tempo.
Possiamo immaginare la vita come un lungo compito in classe.
Durante il tempo a nostra disposizione, siamo liberi di scrivere ciò che vogliamo: possiamo impegnarci, copiare, ignorare le istruzioni, tentare di barare o affrontare tutto con onestà e dedizione.
Ma, come ogni prova scritta, il voto arriva solo alla fine.
Solo dopo che l’ultima parola è stata scritta, e che il foglio è stato consegnato, possiamo conoscere l’esito del nostro operato.
Così è per le nostre azioni: le conseguenze, vere e profonde, si manifestano spesso solo col tempo o, secondo alcune credenze, dopo la morte stessa.
Il libero arbitrio, quindi, è ciò che ci espone al giudizio della vita, non tanto nel senso morale del termine, ma come legge naturale di causa ed effetto.
Chi semina male, prima o poi ne raccoglierà i frutti amari, anche se in apparenza può sembrare che nulla lo colpisca. Chi agisce con rettitudine, allo stesso modo, porterà con sé un patrimonio invisibile di bene, che può manifestarsi in pace interiore, relazioni sane, o anche in ciò che ci attende oltre la soglia della morte.
Eppure, nella società di oggi, molti vivono con la convinzione che tutto finisca con l’ultimo respiro, che le azioni non abbiano alcun valore se non quello immediato. Ma questa visione è parziale, forse comoda, perché libera dalla responsabilità più profonda. In realtà, anche se non possiamo sempre vedere il meccanismo di ricompensa o punizione in azione, esso esiste, come legge inscritta nella struttura stessa dell’esistenza.
Il libero arbitrio, quindi, non è soltanto uno strumento di libertà, ma è anche lo specchio in cui si riflettono le conseguenze delle nostre scelte. Ed è proprio questo che rende ogni nostra decisione tanto significativa: perché, prima o poi, ogni gesto ci verrà restituito.

Il Bug dell’Era Digitale: Il Ritorno alla Pietra
È previsto un bug informatico.
Non un semplice malfunzionamento, ma un evento sistemico, globale, devastante.
Un guasto tanto profondo e pervasivo da annullare in pochi secondi, come è successo in questi giorni in Spagna, ogni infrastruttura digitale: banche, comunicazioni, trasporti, documenti, identità. Tutto svanisce.
In un mondo dove il contante è stato eliminato, dove anche l’identità è archiviata in un cloud, dove il cibo si ordina con un’app e la casa si apre con un codice, quel bug sarà come un’apocalisse silenziosa.
Nessun colpo di cannone, nessuna esplosione. Solo uno schermo nero. Un clic che non risponde. Una carta che non funziona. Un cancello che non si apre.
E improvvisamente, ci ritroveremo lì, fermi, disarmati.
Umani tecnologici privati della tecnologia.
Schiavi senza padrone, ma ancora in catene.
Sarà il ritorno all’età della pietra,
ma senza la forza di chi allora sapeva accendere il fuoco.
Perché andare così avanti, se un semplice bug o blackout può farci crollare?
La risposta sta nella natura dell’evoluzione umana: l’uomo ha sempre spinto in avanti i limiti, pur sapendo che ogni progresso porta nuovi rischi. Andiamo avanti perché cerchiamo comodità, efficienza, connessione, ma spesso dimentichiamo la resilienza: la capacità di sopravvivere senza tutto questo.
Non è un errore progredire. È un errore dipendere completamente dal progresso, dimenticando ciò che ci ha resi forti: l’adattabilità, la conoscenza pratica, la capacità di cavarcela anche senza.
Forse il punto non è fermare la tecnologia, ma non farsi sostituire da essa.
I FILI DEL DESTINO: DESTINAZIONE LIBERTA’
Circa cinquant’anni fa, insieme a due miei amici — Paolo e Lorenzo — iniziai a frequentare un uomo del nostro paese, il signor Nerio.
Era l’unico, allora, a possedere dei cavalli, e per noi ragazzini era come entrare in un mondo magico. Ricordo con emozione una fattrice incinta che Nerio accudiva con una cura quasi paterna.
Quando partorì una puledra, la chiamò Stellina.
Per me fu amore a prima vista.
Non era solo un animale: era un simbolo di libertà, grazia e mistero.
Il signor Nerio, a quei tempi, era comproprietario di numerosi cavalli che vivevano liberi sulla montagna di Bussi sul Tirino.
Ma come spesso accade, i rapporti umani si incrinano, e anche tra Nerio e il suo socio sorsero contrasti.
Decise allora di staccarsi, di creare qualcosa di suo.
Preparò un terreno a Vittorito, intenzionato a trasferire lì i suoi cavalli e iniziare una nuova avventura.
Ma quel progetto, per ragioni che non ho mai compreso del tutto, non si realizzò mai.
Eppure, quasi quarant’anni dopo, quel terreno — rimasto lì in silenzio, in attesa — divenne la casa dei miei cavalli.
Come se quel luogo non avesse dimenticato la sua vocazione.
Come se fosse stato paziente, sapendo che, prima o poi, avrebbe accolto ciò per cui era stato pensato.
Mi piace credere che esistano fili invisibili che attraversano il tempo e le generazioni.
Fili che legano gli eventi, le persone, i sogni, anche quando non ne siamo consapevoli.
Così come si dice esista un filo rosso che unisce due anime gemelle, forse ci sono anche fili che ci assegnano dei compiti, delle eredità interiori.
Compiti iniziati da altri, magari lasciati in sospeso, che attendono solo qualcuno disposto a portarli a termine. Inconsapevolmente, io ho raccolto il testimone di Nerio.
E oggi, a distanza di mezzo secolo, quel filo continua a tendersi, sottile ma saldo, tra me, i cavalli, e quel terreno che sembrava aspettarci da sempre.
Come diceva Osho, “chi ama libera.” E credo profondamente in questo. Quando l’amore raggiunge il suo apice più alto, non si desidera più possedere, ma si desidera il bene e la libertà dell’altro. È così che sento oggi il mio rapporto con i cavalli: non come un possesso, ma come una custodia temporanea, un atto d’amore che mira a restituire loro ciò che più li rappresenta — la libertà.
In me vive il sogno di passare questo testimone, proprio come è accaduto con Nerio, a chi saprà accoglierlo con rispetto e passione.
A chi vorrà impegnarsi per restituire dignità e spazio vitale a questi esseri straordinari.
Perché i cavalli sono molto più che animali: sono l’incarnazione stessa della libertà.
E chi li ama davvero, come insegna Osho, non può far altro che lottare per vederli liberi.
Ho portato il mio fisico sopra le 150 pulsazioni per oltre 8 ore di seguito. Abbiamo una vera macchina da guerra.
Ma capisco anche gli ipocondriaci, che dell’ignavia hanno fatto il loro stile di vita.

Gli occhi non mentono mai, le parole sì.
E se indossi gli occhiali da sole
forse temi che il sole sveli il battito,
che i miei occhi leggano nei tuoi
ciò che non osi dire.
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