Sentences

Citazioni

Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.

1336 di 1336
Non c'è un fuori, non c'è un dentro; una volta che il cuore è diventato un oceano di vita, accoglie tutte le cose e tutti gli esseri. Vilayat Inayat Khan



https://www.facebook.com/share/v/1ASNuXnq54/?mibextid=wwXIfr


Spiritualità,Consapevolezza
0mi piace
Io sono la terra che cammina ….

Io sono la terra che cammina

Io sono l'aria che respiro

Io sono il fiume, che si precipita in avanti

Sono gli alberi che ondeggiano al vento

Io sono l'aquila che vola;

Io sono la montagna ci sei sopra

Io sono il lupo in fuga

Io vivo nel bosco

Io sono tutto ciò che è selvaggio.

Io sono il sangue nelle vene

Sono le lacrime sulla tua guancia

Io sono tutto ciò che vedi

Io sono te, per voi sono.

Sono le nuvole nel cielo

Io sono il sole che ti scalda

Io sono la pioggia che bagna il suolo

Io sono tutto ciò di cui hai bisogno;

Sì, io sono tutto, perché noi siamo uno.


Noi siamo uno con il Creatore.


Noi siamo uno con il Grande Spirito..


Perchè siamo connessi uno con l'altro


Capo Spirituale-Nawkaw (Legno) Ho Chunk (Winnebago)


Natura,Spiritualità
0mi piace
« Ma poi, che importanza ha il sapere sia pure molte cose se, quand’anche abbiate imparato le dimensioni del cielo e della terra e l’estensione del mare e i corsi delle stelle e le virtù delle erbe e delle pietre e i segreti della natura, continuate a non saper nulla di voi stessi? » -Francesco Petrarca- “Secretum”Consapevolezza,Conoscenza e libri,Saggezza
0mi piace
0mi piace
Urlano per giorni quando gli portano via i vitelli. Cercano per settimane. Non dimenticano mai. Un essere che conosce il dolore della separazione merita una parola diversa da "produzione".Animali,Antispecismo
0mi piace
Chi è ancora cacciatore non è un mostro…— Lev Tolstoj

Chi è ancora cacciatore non è un mostro: è soltanto un uomo che non ha ancora spostato lo sguardo…

 

C’è qualcosa di profondamente onesto nel fatto che proprio Tolstoj abbia scritto quelle parole. Non le pronuncia un uomo nato puro, un santo che non ha mai impugnato un fucile. Le scrive un ex cacciatore appassionato, uno che da giovane inseguiva la selvaggina con entusiasmo, che conosceva l’eccitazione dell’agguato e il piacere del colpo andato a segno. È questo che rende la frase credibile: viene da chi è passato dall’altra parte.

 

La presa di coscienza, in lui, non fu un fulmine. Fu un lento spostamento dello sguardo. Per anni il cacciatore vede l’animale come bersaglio, come prova della propria abilità, come natura da dominare. Poi, a un certo punto — e nessuno sa mai dire esattamente quando — quello sguardo si incrina. L’animale braccato smette di essere “preda” e ridiventa creatura: qualcosa che vuole vivere, che ha paura, che è interamente alla nostra mercé. Ed è proprio lì il nodo. La compassione non nasce davanti a chi è nostro pari e può ricambiare il colpo. Nasce davanti a chi non può difendersi. La misura morale di una persona si vede in come tratta ciò che ha completamente in suo potere — e che potrebbe schiacciare senza conseguenze.

 

Tolstoj arriverà a scrivere, nel saggio *Il primo gradino*, che l’astenersi dal nutrirsi di carne è appunto il “primo gradino” di una vita morale: non un punto d’arrivo, ma una soglia, il primo atto concreto in cui si smette di chiudere gli occhi su una sofferenza che si potrebbe evitare. La parola che usa, *gradino*, dice già tutto sul suo modo di intendere il cambiamento. Non una conversione improvvisa, ma una scala. Si sale un passo alla volta.

 

Ed è qui che il “ognuno con i suoi tempi” tocca il punto giusto. La coscienza non si comanda né si impone dall’esterno. Si risveglia quando è pronta, e ognuno ha la propria stagione. Chi è ancora cacciatore non è un mostro: è soltanto un uomo che non ha ancora spostato lo sguardo, esattamente come lo era Tolstoj prima di spostarlo. Il giudizio severo, paradossalmente, indurisce; la pazienza apre. Tolstoj non si vergognava del cacciatore che era stato — lo raccontava, anzi, perché era la prova vivente che si può cambiare.

 

Quel “forza” è la cosa più tolstojana di tutte. Non è una pretesa, è un incoraggiamento. La vittoria della compassione su chi sta alla nostra mercé non è un traguardo da raggiungere di corsa, è una direzione verso cui ci si incammina. E ogni piccolo passo — un’abitudine messa in discussione, una crudeltà di troppo che improvvisamente ripugna, uno sguardo che non riesce più a restare indifferente — è già il primo gradino. Vale per chi parte oggi quanto valeva per lui.

Antispecismo,Caccia,Animali
0mi piace
1336 di 1336
Condividi questa citazione
Citazioni su WhatsApp