Citazioni
Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.
Ogni anima è e diventa ciò che contempla.
~Plotino.
Of the most fundamental principles in Advet Vedanta and Buddhism is that all human suffering comes from the hallucination of the separate self that does not exist. The separate self does not exist. You know one breath, one body, one mind interconnected and also in one consciousness.
Deepak Chopra
https://www.facebook.com/share/r/1BPsjLrU8R/?mibextid=wwXIfr
Tra i principi più profondi dell’Advaita Vedānta e del Buddhismo vi è questo: ogni sofferenza umana nasce dall’illusione di un sé separato, che in realtà non esiste. Non c’è un sé separato. C’è un unico respiro, un unico corpo, una sola mente interconnessi e una sola coscienza.
Non piangere sulla mia tomba
Non piangere sulla mia tomba
Non sono lì, non dormo.
Sono nei mille venti che soffiano,
Sono nel luccichio abbagliante della neve,
Sono il sole sul grano maturo
Sono la delicata pioggia autunnale.
Quando ti svegli nel silenzio del mattino
Sono la corsa rapida degli uccelli ovattati
Che si levano a cerchio in volo.
Sono la morbida luce notturna delle stelle.
Non piangere sulla mia tomba
Non sono lì, non sono morta
Mary Elizabeth Frye.
Non c'è niente di più potente di un'anima consapevole della sua verità".
Noi non siamo esseri umani che vivono un esperienza spirituale.
Siamo esserei spirituali che vivono un esperienza umana
L’infelicità è una malattia subdola e silenziosa, che curva le spalle e spegne il sorriso, che rende apatici e sonnolenti, cinici e arrabbiati, ma che allo stesso tempo fa sentire protetti, cullati da quella che sembra essere l’unica certezza di questi tempi fragili e faticosi: la cattiva abitudine all’infelicità.
L’ILLUMINISMO E IL DECLINO DELLA SPIRITUALITÀ
A partire dall’Illuminismo, la nostra visione del mondo, un tempo sferica e multidimensionale, si è fatta sempre più piatta, trasformandoci da esseri liquidi in perenne trasformazione a corpi atrofizzati, ingabbiati dentro una staticità asettica e inquietante.
Sull’onda di un intelletto sempre più borioso e accentratore, il regno del cuore e del sogno si è pian piano sbiadito, lasciando il campo a una iper razionalizzazione dell’esistenza.
Nel tentativo di gestire la complessità della realtà, l’abbiamo semplificata al punto da renderla irriconoscibile.
Te lo ricordi?
Noi eravamo i viventi che invitavano i morti a banchettare alle proprie tavole, che parlavano con l’aldilà, che rendevano omaggio agli spiriti.
Eravamo i mistici che viaggiavano attraverso il tempo, gli alchimisti che modellavano la materia per suggerne l’essenza.
Noi eravamo quelli che non si accontentavano del razionale, di quello che vedevano gli occhi e sfioravano le mani, ma che osavano infrangere lo specchio e varcare la soglia dell’invisibile.
L’ACCETTAZIONE
La nostra società tende a usare il termine “accettazione” in un’accezione negativa, come se fosse un sinonimo di “rinuncia”. Siamo cresciuti con l’idea che chi accetta, a prescindere da cosa, sia un soggetto fragile che soccombe, che rinuncia a combattere. Ma accettare non significa arrendersi, significa prendere atto. Significa smettere di fingere di essere diversi da quel che si è e cominciare a vedere ciò che chiede solo di essere osservato. Si tratta di un momento fondamentale del viaggio che conduce a sé, quando, dopo essersi trovati a faccia a faccia con le proprie ferite, le fragilità e i lati ombra, si depongono le armi e si accoglie tutto come parte integrante di sé. È una resa, ma è una resa attiva e audace, che spalanca le braccia e accoglie, la resa coraggiosa e consapevole di chi ha capito che più si respinge e più si attira, che più si ignora e più si fortifica. E che se davvero esiste una cura a tutto questo dolore, forse è dentro un abbraccio che si nasconde."
La resa di chi non si arrende
Accettare significa illuminare il buio. Comprendere che finché non abbracceremo la nostra oscurità non saremo mai in grado di accedere al bagliore che pulsa dentro la caverna e portarlo fuori come una lanterna a rischiarare il mondo.
Accettare significa amarsi.
Capire che non esiste nulla di noi che vada rigettato, che siamo belli così come siamo, con tutti i nostri chiaroscuri, i difetti, le contraddizioni. Significa comprendere che l’imperfezione è parte integrante della bellezza proprio come la diversità, che ogni lacuna è un’occasione di crescita, ogni errore il passo di una nuova evoluzione.
Accettare significa perdonarsi.
Fare pace con noi stessi, con quello che siamo stati e con quello che mai saremo. Significa assolverci per gli sbagli commessi e le ferite inflitte, per tutte le volte che ci siamo mancati di rispetto, che ci siamo forzati, puniti e condannati. Significa lasciare andare una volta per tutte la grande zavorra dei sensi di colpa, evadere dalla prigione culturale che ci vuole figli del peccato originale, colpevoli solo per il fatto di essere venuti al mondo. Diventare consapevoli che se davvero una colpa esiste, è proprio quella di sentirsi in colpa.
Accettare significa accogliere gli altri per quello che sono.
Rassegnarsi al fatto che presto o tardi sbaglieranno e ci deluderanno, proprio come facciamo noi, e quando questo succederà, essere coscienti che l’errore commesso è il loro, certo, ma è ancor di più il nostro che li abbiamo scambiati per divinità infallibili, quando invece erano solo esseri umani di cristallo pronti a infrangersi al primo soffio di vento. Significa cominciare a vedere gli altri per quello che sono, non per quello che vorremmo che fossero, accettare l’intero pacchetto senza pretendere di cambiarli, aggiustarli o migliorarli. E significa arrendersi di fronte alla possibilità che chi oggi ci ama domani potrebbe smettere di farlo, scegliere di amare qualcun altro, mescolarsi al corpo di qualcun altro, persino dimenticarsi di noi, e che non solo è suo diritto farlo, ma è suo dovere, se quello che sente lo porta altrove.
Accettare significa avere fiducia nella vita e nel suo mistero.
Trovare il coraggio di cambiare quello che è in nostro potere e imparare ad accettare quello che invece non dipende da noi, fiduciosi che tutto quello che accade avviene per uno scopo, che è stato scelto da noi tanto tempo fa e il fatto che non lo ricordiamo non significa che non sia vero, ma solo che deve essere di nuovo portato alla coscienza.
Accettare, significa ricordare." (da "La cattiva ABITUDINE di essere INFELICI" di Ivan Petruzzi)
Secondo la tradizione taoista, l’essenza della vita riposa nell’abbraccio di una polarità: lo yin e lo yang, il nero e il bianco, il lato ombra e il lato luce che si intrecciano, che affondano l’uno dentro l’altro. È un’antinomia inclusiva a cui noi, cultori delle distinzioni e delle separazioni, non siamo avvezzi, un’opposizione liquida che non separa ma unisce, che non sottrae ma completa, un penetrarsi per arricchirsi, un affondare per elevarsi.
Le parole sono energia potente, vibrazione che apre o chiude, che guarisce o ferisce.
📬 Una citazione per te
Scegli gli argomenti che ti interessano e ogni quanto riceverne una — via email o su WhatsApp. Nessuno spam: solo citazioni, e ci si disiscrive con un click.
Iscriviti in un tap su WhatsApp — una citazione al giorno
Commenti
Caricamento…