Il silenzio degli innocenti
Ma voi vorreste esistere dentro una stia, con la luce accesa giorno e notte come fanno i polli, senza potervi muovere, stretti fra gli altri? Non preferireste morire? Vorreste vivere così, aspettando la morte? Quindi quella non è vita, e non potete invocarla — perché agli animali non fate un favore.
E quello stesso odio, quella stessa insensibilità che si ha verso gli animali, la si ha anche verso gli uomini. Attenzione: perché la sensibilità è una. Se non ce l'avete verso gli animali, non ce l'avete nemmeno verso le persone; se non l'avete verso gli animali, non l'avete nemmeno verso i vostri figli.
C'era una frase bellissima di Gibran — leggetevelo, quel libro: Gibran, Il Profeta, molto bello. Gli domandano: «Parlaci del mangiare e del bere», e lui dice — adesso me lo ricordo, l'ho letto cinquant'anni fa — «Io vorrei che voi poteste nutrirvi dei semi di mela», eccetera eccetera. Ma purtroppo non è così, per cui voi abbatterete degli animali e ve ne ciberete. Ma quando uccidete quegli animali, dite: «Quello stesso potere che ora mi permette di abbattere te, un giorno abbatterà anche me». È come dire: questa tua fine è anche la mia fine. Io seguo il tuo stesso destino. Non sentitevi al di fuori di questo, perché non lo siete.
Non sto cercando di spingervi a essere vegani o vegetariani, no. È un istinto: fate pure. Però deve costarvi — perché se non vi costa dolore, siete insensibili.
GABRIELLA TUPINI — Psicologa e Scrittrice — «Il silenzio degli innocenti»
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